diff --git a/chapt/lezione1.tex b/chapt/lezione1.tex index 4017100..d9b2164 100644 --- a/chapt/lezione1.tex +++ b/chapt/lezione1.tex @@ -5,6 +5,7 @@ \jp{風土記} Fudoki \jp{懐風藻} Kaifūsō + Queste opere più che per il loro contenuto (soprattutto in Kojiki e il Nihon Shoki che non hanno contenuti letterari poiché sono più affini alla mitologia/cosmogonia) rientrano all’interno di questo corso di storia della letteratura perché è importante da un punto di vista linguistico portarli ad esempio. Anche i Fudoki non hanno un carattere letterario, il loro è un genere, mentre l’ultimo il Kaifūsō è un’opera letteraria. \section{Sistema di periodizzazione della giapponese (cronologia autoctona)} Successivamente all’adozione del sistema amministrativo proposto dalla Riforma Taika (Grande Cambiamento) \jp{大化の改新} nel 645 si decide di segmentare i periodi della storia (quindi anche letterari e culturali) attraverso il sistema NENGŌ\jp{年号}:questo sistema è completamente arbitrario secondo il quale un evento importante può dare inizio ad un’era. @@ -40,6 +41,7 @@ Come per la storia occidentale per poter meglio studiare gli storici (sia esteri \end{itemize} Gli storici dividono la storia del Giappone in grandi blocchi temporali chiamati jidai. Questi prendono solitamente il nome dalla città che fungeva da capitale o dalla famiglia dominante. La capitale resta Heian (quindi Kyoto) fino al 1868 ma ad un certo punto cambia il centro del potere e si stabilisce il periodo in base allo Shogun/Famiglia militare al capo, ed il primo Shogun si stabilisce a Kamakura; oppure il periodo prende il nome della famiglia dello Shogunato come Ashikaga, oppure dal quartiere di Tokyo dove questa era stabilita come Muromachi. + \textbf{Digressione storica} - capiamo un attimo cosa stava succedendo in Giappone poco prima del periodo Nara. Quello che noi oggi chiamiamo Giappone era diviso in tanti territori governati ognuno da un diverso clan, a partire dal III sec emerge il clan di Yamato\footnote{Clan di Yamato: il Giappone stesso prende il nome di Yamato / “Yamatologia” studio della lingua, della letteratura e della civiltà giapponese.}: estende il proprio potere e inizia ad unificare una parte di quello ce noi oggi chiamiamo Giappone. Il clan di Yamato si ritrova a dover governare su vari clan con una propria tradizione e orgoglio, il controllo di un territorio così vasto viene portato avanti attraverso un controllo militare ma il clan di Yamato comprende che non può semplicemente soggiogare le persone e decide di dare importanti ruoli all’interno di questo governo anche ai capi dei clan. Coinvolgendo tutti in questo governo unitario riesce a smorzare possibili ribellioni usando anche un sistema amministrativo fortemente gerarchizzato per mantenere forte il governo centrale. @@ -57,6 +59,7 @@ Un altro elemento che il clan di Yamato usa per centralizzare il proprio potere, \subsection{Shōtoku Taishi - \jp{聖徳太子} (574-622)} Reggente durante il regno di sua zia l’imperatrice Suiko (593), importante perché fu il principale promotore della cultura cinese e del buddismo in questo periodo. La sua persona si è subito tinta di tratti e sfumature leggendarie: si dice che la madre lo abbia partorito senza doglie… si dice che abbia iniziato a parlare subito… si dice che avesse una tale abilità da riuscire ad ascoltare da 10 persone diverse 10 cause e a dirimerle tutte e 10 contemporaneamente... + \textbf{Sostenitore della cultura cinese}: \begin{itemize} \item Kan’i jūnikai (Sistema dei dodici gradi) @@ -79,4 +82,51 @@ Altre adozioni dalla Cina: La caratteristica del Giappone è che però anche nei momenti più passivi nei quali adotta tutti questi elementi, i modelli adottati non rimangono così come sono ma \underline{vengono interiorizzati, reinterpretati e adattati alla cultura del luogo}. La riforma Taika che appunto si ispira al modello cinese infatti prevede la nazionalizzazione della terra, per cui tutti i territori sono del governo e chi li coltiva deve appunto pagare un tributo e poi c’è la riforma tributaria con cui il governo si sostiene. In questa faticosa costruzione di una identità il clan di Yamato sente la necessità di una capitale e viene scelta \textbf{Heijō} (l’attuale Nara) nel \underline{\textbf{710}} e da inizio a quello che noi chiamiamo periodo Nara, che durerà fino al 794. La capitale però non basta, serve qualcosa in più per affermare l’unità. -\subsection{KOJIKI \jp{古事記}} \ No newline at end of file +\subsection{KOJIKI \jp{古事記}} + +Il Kojiki è l’opera in “““giapponese””” più antica che ci sia arrivata: prima sono state scritte altre opere ma venivano scritte in cinese. Viene ordinata la compilazione del Kojiki \underline{dall’imperatore Tenmu nel 681}, ma non lo vedrà finito perché verrà \underline{presentato a corte nel \textbf{712}}. Ci dà informazioni sulla mitologia, teogonia anche cosmogonia (è il testo fondamentale per lo shintoismo) ma il motivo fondamentale per cui viene ordinato questo scritto è la \bul{legittimazione del potere di Yamato}. Al di là della forza militare dopo tanti anni deve venir data una motivazione per cui il clan di Yamato è quello che “ha il diritto di governare sul paese”: \bul{il clan di Yamato è di discendenza divina, discende dalla dea del sole Amaterasu}. Il Kojiki serve quindi per creare questa sorta di albero genealogico divino, dando una legittimazione di stampo religioso al potere dell’imperatore. L'idea che l’imperatore discenda da una divinità è qualcosa che è stato valido fino alla seconda guerra mondiale1, l’imperatore Hirohito forzato dalle forze di occupazione americana viene costretto a dire alla popolazione giapponese attraverso una comunicazione radio a fare la “Dichiarazione della natura umana dell’Imperatore - Tennō no ningen sengen”\footnote{Su questo argomento c’è un libro che si chiama “L’Agape celeste” di Fosco Maraini; c’è anche un action-movie chiamato “Il Sole” che parla dell’imperatore Hirohito che è costretto a fare questa dichiarazione.} (Gennaio 1946) + +Trattiamo quest’opera in questo corso perché è la prima opera in cui - per sottolineare questa identità nazionale - chi lo scrive (probabilmente \underline{Ō no Yasumaru}, colui a cui è stato dato il compito di redigere il Kojiki) utilizza i caratteri cinesi in modo fonologico per rendere la lingua vernacolare del tempo, poiché non si aveva una scrittura per rappresentarla. Il Kojiki non è certamente di facile comprensione, l’unica cosa chiara è l’\bul{introduzione in cinese classico}, nella quale l’autore spiega come scrive il resto del testo. Il testo narrativo viene scritto in quello che noi oggi chiamiamo \textbf{hentai kanbun“simil-cinese”} (mentre il kanbun è un semplice testo in cinese accompagnato da un sistema di glosse che permette di riordinare la sintassi cinese per combaciare con quella del giapponese). Per scrivere le poesie presenti nel testo (112 poesie), che dovrebbero esprimere in maniera quanto più diretta la sensibilità culturale giapponese, Ō no Yasumaru decide di usare solo i caratteri cinesi solo per il loro \bul{valore fonetico} (man’yōgana): + +\dictum[Ō no Yasumaru]{Come mettere le parole per iscritto resta un dilemma. Se i caratteri li si usa per quello che significano, nel narrare, i vocaboli non toccano le nostre corde più intime, ma se li si asserve tutti alle sonorità della lingua, il testo si fa troppo lungo. Per cui ho scelto talora di mescolare nella stessa frase caratteri usati per quello che significano con caratteri usati per esprimere i suoni, talora di scrivere soltanto con caratteri usati per quello che significano. Le parole difficili le ho chiarite in note ma non ho aggiunto spiegazioni dove il senso è facile da capire.} + +Se i kanji li si usa solo per il loro valore semantico il testo non restituisce il suono che tocca l’animo giapponese, ma se si usano esclusivamente i caratteri per il loro valore fonetico il testo si fa troppo lungo, ed anche incomprensibile perché il giapponese ha molti omofoni, per cui se questi non vengono disambiguati da un kanji può essere molto difficile capire di cosa si sta parlando. Ō no Yasumaru ha quindi decido di \bul{mescolare caratteri presenti per il significato e caratteri presenti per il suono}. (na bella macedonia di frutta di cui non si capisce una minchia) + +Alcuni studiosi hanno notato una regolarità nell’uso di alcuni ideogrammi fonetici da parte di Ō no Yasumaru, ma comunque non c’era un sistema di scrittura chiaro, per questo motivo col passare degli anni questo \bul{testo diventa sempre più oscuro anche ai giapponesi stessi}. + +\textbf{Motoori Norinaga} (1730-1801), uno dei più grandi filologi giapponesi, \underline{in 35 anni di lavoro decide di decifrare il testo completando il \textbf{Kojikiden}} (=Kojiki annotato): quello che ci è giunto non è il testo originario del 712, ma una trascrizione del 1300 di ciò che era stato sentito oralmente, con successiva decifrazione quindi quello che leggiamo oggi è “probabilmente” il contenuto del Kojiki. Oggi leggiamo il Kojikiden = Kojiki annotato. + +Se pur fallimentare, è il primo tentativo di scrivere in giapponese, per questo ne parliamo in questo corso. +I compilatori sono: +\begin{itemize} + \item \textbf{Ō no Yasumaru} + \item \textbf{Hieda no Are}, personaggio di cui si sa molto poco, neanche se fosse un maschio o una femmina, ma probabilmente ha aiutato nella compilazione Ō no Yasumaru perché si dice che avesse una memoria incredibile e quindi conoscesse le storie che vengono presentate nel Kojiki. +\end{itemize} + +\ricorda{ +681 Imperatore Tenmu ordina la compilazione del Kojiki ma non lo vedrà mai +712 sotto l’imperatrice Genmei viene presentato il Kojiki +} +Oltre alla memoria di Hieda no Are, Ō no Yasumaru si è anche abbeverato da altre varie fonti: +\begin{itemize} + \item Cronache imperiali (teiki) + \item Detti fondamentali (honji) + \item Cronache scritte nel 620 da Shōtoku Taishi (ma non si sa se siano state usato o meno per redarre il kojiki?) +\end{itemize} + +Per quanto riguarda il suo contenuto il Kojiki è condiviso in \textbf{3 volumi}: +\begin{itemize} + \item \bul{Libro I}: si riferisce all'epoca mitologica, e descrive le vicende cosmogoniche e teogoniche svoltesi in Cielo, sino alla leggendaria fondazione dell'Impero ad opera dell'altrettanto leggendario imperatore Jinmu nel 660 a.C.; forse quello più interessante è la ricostruzione di un albero genealogico fino all'imperatore Jinmu (leggendario) ed è un testo fondamentale dello shintō. +\end{itemize} + +Il primo libro si apre con questa miriade di divinità che si trovano nell’alto dei cieli che scelgono di mandare due divinità \textbf{Izanaki} e \textbf{Izanami} per creare il Giappone attraverso \bul{una preziosa lancia magica}. +\dictum{I sommi esseri celesti [...] donarono loro una preziosa lancia magica. I due, roteando verso il basso la preziosa lancia dai flessuosi ponteggi del cielo, cagliarono una salsedine gorgogliante, e quando estrassero la lancia grumi di sale colarono dalla punta uno sull'altro fino a formare l'isola Onogoro.} + +Gli viene chiesto di popolare questa terra che hanno creato e lo devono fare facendo una \textbf{danza “matrimoniale”} che comprendeva il ruotare intorno ad un pilastro, ma il primo tentativo fallisce (poiché nasce Hiruko una divinità senza ossa mucillaginosa, una sorta di aborto) perché Izanami si era permessa di parlare prima dell’uomo. Il primo a parlare doveva essere Izanaki, rifanno il rito e così nascono moltissime divinità, fino a quando Izanami fa nascere \underline{la divinità del fuoco \textbf{Kagutsuchi}} e muore ustionata andando così nel regno degli inferi. Izanaki soffre moltissimo della perdita della moglie e \underline{decide di andarla a prendere nel regno degli inferi}. + +\begin{figure}[ht!] + \centering + \includegraphics[width=0.4\linewidth]{assets/Ise_Jingu_Shrine.png} + \caption{N.B. La sporgenza e la rientranza (= principio maschile e principio femminile), quindi queste due divinità maschio e femmina rappresentavano la coppia perfetta e le basi per la vita: ancora oggi vengono rappresentate da due scogli chiamati \textbf{Meoto Iwa} \jp{夫婦岩} che si trovano vicino al santuario di Ise (santuario shintō dedicato alla dea Amaterasu). Questi scogli vengono uniti per sugellare l’unione tra maschio e femmina (ovviamente chi è la femmina se non la roccia più piccola) da un enorme cordone che si chiama shimenawa, che nella cultura shintō serve a delimitare le aree sacre. } + \label{fig:ise_jingu_shrine} +\end{figure} \ No newline at end of file diff --git a/letteraturagiapponese.tex b/letteraturagiapponese.tex index d42427b..7511389 100644 --- a/letteraturagiapponese.tex +++ b/letteraturagiapponese.tex @@ -3,11 +3,19 @@ \usepackage[T1]{fontenc} \usepackage{lmodern} \usepackage{microtype} -% try 3 -\newcommand{\jp}[1]{\begin{CJK*}{UTF8}{min} - #1 -\end{CJK*}} +\usepackage{colortbl} +\usepackage{tcolorbox} +\usepackage{graphics} +\newcommand{\jp}[1]{\begin{CJK*}{UTF8}{min}#1\end{CJK*}} +\newcommand{\bul}[1]{\underline{\textbf{#1}}} \newcommand{\rarr}{$\rightarrow$} +\definecolor{ForestPrimary}{HTML}{2E5339} +\definecolor{ForestLight}{HTML}{EAF2EB} +\newtcolorbox{ricorda}[1][RICORDA]{ + colback=ForestLight, colframe=ForestPrimary, boxrule=0.6pt, arc=2pt, + left=6pt, right=6pt, top=4pt, bottom=4pt, breakable, + fonttitle=\bfseries, title={#1} +} \title{Letteratura Giapponese \roman{1}} \author{Marianna} \begin{document}